Prati si prende l’Ariston: questo Sanremo sarà un festival di quartiere

Addio via Margutta, addio Campo Marzio. Il nuovo «quartiere degli artisti» romani è Prati, storica culla della borghesia capitolina. Segno dei tempi? Chissà. In ogni caso, questa è l’indicazione che arriva dal cast di Sanremo 2026, in partenza il 24 febbraio. Sette concorrenti su trenta vengono dalla Città Eterna, la quota maggiore in assoluto. Soprattutto, però, ben cinque di questi vivono a Prati e dintorni, una cifra che rende la zona a ridosso del Vaticano oltremodo rappresentata all’Ariston (un artista su sei). Insomma, altro che riviera: sarà un Festival di quartiere. In prima fila c’è Tommaso Paradiso, classe 1983, per la prima volta in gara e tra i grandi favoriti alla vittoria finale. L’ex TheGiornalisti – che ha citato spesso la sua città Natale nelle canzoni e che ama i film di De Sica e Verdone, che dell’ambiente in cui è nato hanno ritratto vizi e contraddizioni – non ha mai nascosto di essere cresciuto nella Roma bene, tra una famiglia «matriarcale» (non ha mai conosciuto il padre, che ha lasciato casa quand’era appena nato) e la scoperta della musica da adolescente, fino al liceo classico al Collegio San Giuseppe-Istituto De Merode a Piazza di Spagna e alla laurea in Filosofia.
Viene da Prati anche Ditonellapiaga, 29 anni, che invece ha studiato al Mamiani e ha rivendicato di non sentirsi «la tipica ragazza di Roma Nord», riducendo il tutto a semplici stereotipi. Chiedere, per uno sguardo più distaccato, al suo amico e coetaneo Fulminacci, in realtà di Casal Lumbroso ma ormai trasferitosi in zona. Un indizio, in questo senso, l’aveva disseminato in un gioco di parole del testo del brano La siepe (2023): «Io conosco la storia che lega il piazzale agli eroi». Ancora, in una palazzina sempre da quelle parti, vive Leo Gassmann, il più giovane di questa nidiata, classe 1998, figlio degli attori Alessandro Gassmann e Sabrina Knaflitz. Qualche anno fa aveva raccontato di come avesse scelto di vivere pagandosi da sé l’affitto, per non godere delle comodità che pure i genitori gli avrebbero garantito. «In casa diciamo sempre che la strada in salita è più bella di quella in piano, e ci credo», ha aggiunto in questi giorni.
Infine, è cresciuto a San Pietro anche il 28enne Eddie Brock, considerato la possibile rivelazione del Festival, dov’è entrato sulla scia del successo virale, su TikTok, del singolo Non è mica te: gli ha cambiato la vita, dice, perché fino allo scorso 16 dicembre – dunque due settimane dopo aver scoperto che sarebbe andato all’Ariston – ha lavorato come operatore turistico in un B&B in città.
E le periferie romane? Poca, pochissima rappresentanza. Mara Sattei, trent’anni, viene da Fiumicino – dov’è cresciuta con il fratello thasup, produttore del brano in gara – ma ammette di vivere tra Roma e Milano per motivi di lavoro, e anzi questa Le cose che non sai di me parla proprio di una relazione a distanza.
Invece Nayt – classe 1994, di Isernia, cresciuto nella capitale – è del Quadraro, un quartiere a cui il rapper resta molto legato e a cui fa riferire parte della sua formazione personale. Insomma, 5-2. E un Festival, soprattutto, made in Prati.